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S T O R I A D I P U N T A M A R I N A
Punta Marina Terme è
una frazione del Comune di
Ravenna. Situata a circa 11 km dalla nota città d’arte, è
raggiungibile altresì dalla stessa attraverso una pista ciclabile.
Fa parte dei cosiddetti Lidi Sud, insieme a
Marina di Ravenna, Lido Adriano,
Lido di Dante, Lido
di Classe e Lido di
Savio. La località è caratterizzata da ampie spiagge sabbiose, da
una grande pineta e da un
attrezzato centro termale. Nel XVII Secolo il vasto territorio che da Ravenna si estendeva verso sud, fino al mare, apparteneva all’Abbazia di S. Maria in Porto, confinava a nord con il territorio di proprietà dell’Abbazia di San Vitale. Il confine tra tali possedimenti era situato circa nella zona in cui sorge l’attuale paese di Punta Marina Terme. Nelle carte topografiche attualmente esistenti (a partire dal 1697) nella zona in cui sorge l’attuale Punta Marina Terme viene riportata la foce dei fiumi Ronco e Montone uniti, che si immetteva in mare Adriatico. Le sedimentazioni delle acque paludose dei due fiumi ed il deposito di detriti, avevano pian piano creato un ampio territorio attorno alla foce, costituito da un’ampia “punta” di terreno solido, molto pronunciata, sottratto all’area marina. Da qui deriva il nome della località. Nel periodo dal 16 marzo 1733 al 15 novembre 1739, al fine di proteggere la città dalle frequenti inondazioni, il corso dei Fiumi Uniti venne spostato a sud, e gli stessi furono fatti convogliare in un nuovo alveo.
Tuttavia, il Canale
Molinetto (detto anche "del Molino"), a seguito dello spostamento
dei Fiumi Uniti, non riceveva più acqua. Fu, pertanto, necessario
costituire un nuovo canale che raggiungesse il Molinetto e sfociasse
nel mare. Il lavoro fu iniziato nel 1797 dall’Ing. Luigi Brandolini.
L’alveo e la foce erano quelli occupati dai Fiumi Uniti prima del
1733. La località che si trovava alla foce del Canale Molinetto non
aveva alcuna denominazione, trattandosi di una zona prevalentemente
malarica e,
Nel 1797 la zona di Ravenna veniva occupata dai francesi. Il 3 agosto 1798 fu emanato un editto con il quale venivano soppresse le quattro Abbazie di Ravenna e le loro proprietà venivano incamerate dallo Stato. Tra queste vi era anche il territorio dell’attuale Punta Marina Terme. Nel 1802 la località era considerata di importanza militare strategica e fu denominata dai francesi Punta Ravenna. Dopo l’occupazione austro-britannica (durante la Restaurazione dello Stato della Chiesa) anche lo Stato pontificio considerava il luogo di importanza militare e lo classificò come posto di ripulsa. Anche in tale periodo il territorio di Punta Ravenna restava di proprietà dello Stato, passando al Demanio. Il 21 ottobre 1822 la zona entrava a fare parte dell’enfiteusi Paolucci, il 1 marzo 1823 dell’enfiteusi Paolucci-Pergami, ed, infine, nel marzo 1841 dell’enfiteusi Pergami-Belluzzi. Nel mese di dicembre del 1849 lo Stato Pontificio effettuò il suo ultimo censimento, una rilevazione ricca di dati e informazioni relative alla realtà sociale e le condizioni di vita delle famiglie residenti. Nel piccolissimo nucleo di Punta Ravenna abitavano solamente 7 persone: il militare Erminio Ghirardelli con la moglie Rosalia Mondo Branca e i due figli, e tre finanzieri (un verificatore e due veglianti) per il controllo del tratto della costa Con il passaggio al Regno d’Italia l’enfiteusi Pergami-Belluzzi non subì alcuna modifica e continuavano le diatribe già esistenti tra il Conte ed il Comune di Ravenna ed il Regio Demanio senza riuscire a raggiungere un accordo. Nel 1892 moriva l’enfiteuta Conte Carlo Emilio Pergami-Belluzzi e l’eredità passò alla moglie, la Contessa Vittoria Mazzucato, e alle due figlie: Maria Guglielmina e Carolina Amalia.
Il 30 giugno 1904 le
eredi del Conte e il Regio Demanio addivenivano ad una transazione.
La gestione del patrimonio di famiglia venne assunta dai mariti
delle figlie. All Nel 1919 gran parte del terreno di Punta Ravenna fu venduto dai Conti Baldi ai coniugi Domenica Mazzanti e Vincenzo Baroncelli e alla famiglia Miserocchi. Le bonifiche degli anni '20 diedero vita all'assetto attuale, nacque così la possibilità di accogliere pescatori, contadini e braccianti con le loro famiglie. La frazione assunse il nome attuale di Punta Marina. La scelta di tale toponimo derivava da indicazioni precise che il regime fascista impartiva a livello nazionale. La località nel documento ufficiale del 6 settembre 1928 per la richiesta della modifica della denominazione di Porto Corsini (in Marina di Ravenna) viene denominata Punta Marina. Nella delibera del Podestà di Ravenna del 23 marzo 1929, sempre relativa alla suddetta modifica di denominazione, veniva indicata Punta Ravenna. In realtà nessun documento è stato depositato presso l’Ufficio Toponomastico di Ravenna fino al 1944. Pertanto la località, non disponendo di una denominazione ufficiale, veniva chiamata a volte Punta Marina, a volte Punta Ravenna.
Negli anni '30 fu aperta la prima scuola pubblica. Si trattava della scuola elementare a classi miste. Venne situata nelle famose doppie curve della strada comunale Molinetto, proveniente da Ravenna, presenti anche oggi. Il fabbricato, tutt’ora esistente e di proprietà di privati, veniva indicato come la scuola elementare di Punta Marina, in tutti i documenti ufficiali. In tale struttura venivano istruiti tutti i bambini della zona dell’attuale Punta Marina, dalla Colonia alla Raspona, alla Monaldina ed al quartiere della Darsena. In tale periodo spuntarono sulla spiaggia i primi capanni in legno costruiti dai bagnanti. Durante il secondo conflitto mondiale la zona di Punta Marina fu considerata ancora un punto strategico militare. L’esercito italiano aveva ivi disposto un collegamento telegrafico elettrico militare, con cavo armato sottomarino, che collegava direttamente la zona a Trieste. Il casottino del telegrafo vi è tutt’ora. Nel 1943 vi fu l’occupazione da parte dell’esercito tedesco e il luogo fu considerato di tale importanza tanto da costruirvi un’imponente difesa anticarro e una serie di sei possenti bunker in cemento armato, con postazione antiaeree e cunicoli per l’uscita alle piazzole delle mitragliatrici. Le truppe tedesche presenti nella zona costrinsero gli abitanti a costruire trincee e sbarramenti anti-carro, utilizzando anche il legno dei capanni, e dei pini, distruggendo completamente la pineta circostante. Ancora oggi in diverse zone a ridosso della spiaggia sono ben visibili i cosiddetti "denti di drago", grossi blocchi di cemento posizionati uno a fianco all'altro e ben mimetizzati con la vegetazione, come ostacolo distruttivo per i carri nemici. Nel 1944 la popolazione di Punta Marina si limitava a poche abitazioni. Una fotografia aerea effettuata dalla VIII Armata Inglese evidenzia l’esistenza di poche case e della Caserma della Finanza, oltre alla casa colonica della fattoria Loreta dei Baroncelli. I collegamenti esistenti erano la strada sterrata che arrivava da Ravenna, e uno stradello costituito da sabbia battuta, che andava verso la Colonia della CRI. Vi erano poi due carraie che servivano le case coloniche, di cui una conduceva all’idrovora, tutt’ora esistente. Sempre nel 1944 vi fu l’arrivo della VIII Armata Inglese. Anche questa volta Punta Marina fu individuata come punto strategico militare e vi fu costruito sulla spiaggia un aeroporto militare provvisorio. Al termine del conflitto lentamente il paese riprese la via dello sviluppo. L’istruzione elementare continuava a svolgersi nel fabbricato situato tra le due curve di Via Molinetto, sempre con ordini di classi miste. La popolazione, tuttavia, aumentava rapidamente con l’immigrazione di molte famiglie provenienti dalle colline romagnole. La costruzione delle case avveniva in maniera del tutto arbitraria, senza un piano urbanistico. Nei primi anni dopo il conflitto, nel 1948, il numero degli alunni era così incrementato che si rese necessario trovare una nuova sede. La scuola elementare veniva così spostata nel centro dell’abitato di Punta Marina in locali concessi in locazione da privati cittadini nell’attuale Via della Vela. La maestra era la Sig.ra Idiana Roncucci di Forlimpopoli. Solo successivamente venne costruita una struttura pubblica dedicata alla scuola elementare. In quel periodo vi erano due sole strade trasversali a sinistra della strada che proveniva da Ravenna, sterrate come la strada principale. Le case esistenti erano costruite su un solo piano ed erano umide e malsane. Il piccolo agglomerato veniva denominato dalla popolazione Punta Ravenna anche se ufficialmente era già Punta Marina. Soltanto verso il 1950 la località veniva chiamata definitivamente Punta Marina. Nel 1954 Luigi Baroncelli diede inizio alla lottizzazione del terreno alla sinistra della strada principale del Fondo Loreta, dando vita all’opera di urbanizzazione che è riscontrabile attualmente. Metà di Punta Marina sorse da quella lottizzazione. I lotti di terreno furono venduti a condizione di favore agli abitanti del paese. La frazione di Punta Marina era dotata di strada sterrata fino agli anni sessanta, successivamente la strada fu asfaltata. Negli ultimi anni cinquanta lo stradello di sabbia battuta che collegava Punta Marina a Marina di Ravenna diveniva una carreggiata ghiaiata e successivamente fu anch’esso asfaltato. In tal modo Punta Marina disponeva di una seconda via di comunicazione, restando collegata con Ravenna e con Marina di Ravenna. Di Punta Marina come località balneare è rimasto famoso il locale ora scomparso della Vela Azzurra, nel quale tutti i giovani di Ravenna si recavano durante il periodo estivo. Il 10 novembre 1994 gli abitanti della frazione di Punta Marina si riunivano in assemblea pubblica presso il cinema Aurora e deliberavano a grande maggioranza la proposta della Pro Loco di modificare il toponimo del paese in Punta Marina Terme. Il Consiglio Comunale di Ravenna durante la seduta pubblica del 22 dicembre 1994 su proposta della Pro Loco di Punta Marina deliberava la modifica in Punta Marina Terme a partire dal 13 aprile 1995. A Punta Marina Terme è presente l’Associazione Pro Loco, la Frazione dipende dalla Circoscrizione del Mare con sede a Marina di Ravenna, e fa parte del Comune di Ravenna.
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